Negli ultimi mesi il Bitcoin e altre criptovalute sono stati soggetti di forti speculazione e di estrema volatilitá del lore valori sui mercati. Il Bitcoin sembra ormai essere diventato piú uno strumento di speculazione finanziaria che una criptovaluta.

Gli sbalzi nel valore sono dovuti ai rischi politici e a leggi che ne restringono l´utilizzo. Il governo cinese ed altri paesi, tra cui Russia e Corea del Sud, hanno vietato le Initial Coin Offering (ICO), ossia la raccolta di fondi iniziali per aziende nel settore delle criptovalute in cambio di loro azioni. Oltre a tali restrizioni legali, i dibattiti interni alla communitá del Bitcoin riguardo al futuro della piattaforma tecnologica, il cosidetto hard fork, hanno indebolito la piú famosa della criptovalute e rafforzato il valore di monete digitali concorrenti (denominate altcoin) come Ethereum. 

Molti esponenti del mondo della finanza hanno colto l´occasione per dichiarare la fine del Bitcoin, una pratica paradossale considerando che sono proprio ad aver maggiormente speculato sulle criptovalute. Un ulteriore fonte di critica deriva dall’uso delle criptovalute per svolgere attivitá illegali, come il riciclaggio di denaro ed il loro uso sul Dark Web.

Ma il futuro delle valute digitali è comunque roseo. Dall’inizio dell’anno il volume di transazioni in Bitcoin è cresciuto del 450%. Nei prossimi anni le piattaforme tecnologiche su cui circolano le criptovalute diventeranno piú potenti. Ci sará inoltre una scrematura dei player del settore che fará sí che alcune cripotvalute diventeranno obsolete o verranno rimpiazzate da altre in grado di processare un numero maggiore di transazioni in un arco di tempo minore. Il successo delle criptomonete sará tale anche se rimaranno un moneta di nicchia che non sostituirá le valute classiche legate ad un ente centrale.

Ma la ragione principale del successo delle criptovalute si riflette soprattutto nella loro tecnologia sottostante, la blockchain. La tecnologia del blockchain è basata su una serie di blocchi (block) di codice contenenti tutte le informazioni di una transazione messi in fila che formano una catena (chain). La blockchain non consente solo di eseguire delle transazione senza un ente centrale che le regoli (il cosidetto distributed ledger), ma anche di automatizzarle. Oltre che per le criptovalute, può essere utilizzata per contratti smart, la compravendita di azioni o per il pagamento di futures.

Il mondo della finanza, in primis le banche, anziché screditarne le possibiltá di successo, dovrebbe invece vedere le criptomonete come una possibilitá di ampliamento dei propri servizi ai clienti. Grazie alla loro esperienza pluriennale, gli attori piú affermati della finanza potranno infatti godere di una maggior fiducia rispetto alla miriade di start-up del FinTech in grado di fornire servizi piú moderni e digital first, veloci, meno burocratici ad un costo minore.

Anziché criticarle, banche e fondi d´investimento dovrebbero ampliare il portfolio dei loro servizi integrando la blockchain o fungendo da acceleratore di start-up del FinTech da poter integrare nelle loro aziende. Alcuni player lo stanno giá facendo, ad esempio la spagnola Santander la tedesca Commerzbank, mentre i player italiani restano per lo piú a guardare, anche per via del capitale di rischio nettamente inferiore che investono in confronto ai loro concorrenti europei e mondiali. Farebbero invece meglio a sfruttare le immense potenzialitá, non solo delle monete digitali, ma della tecnologia del blockchain, ad esempio nelle transazioni finanziarie immediate automatizzate e contratti smart. Un primo passo nella direzione giusta é rappresentato dal nuovo FinTech District di Milano, un ecosistema per attrarre capitali e valorizzare aziende promettenti.

Invece di demonizzare le criptovalute, le aziende dovrebbero sfruttarne il potenziale ed investire massiciamente nella tecnologia blockchain. Lo stesso vale anche per gli enti statali, che grazie alla blockchain e all’automatizzazione potrebbero notevolmente snellire i processi burocratici e ridurne i costi per l’apparato statale e per i loro cittadini. Anche questa volta l’Italia arranca nel confronto internazionale. Mentre gli stati baltici, quelli scandinavi, la Svizzera (con la sua Cripto Valley a Zug) e la Georgia rappresentano i primi della categoria nell’uso della blockchain.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *