Con il nuovo decreto legislativo sulle intercettazioni il governo limita l’uso dei trojan nelle indagini della magistratura che potranno essere utilizzati solo nelle indagini per reati gravi, come ad esempio mafia e terrorismo. Per tutte gli altri reati le ragioni e le modalitá del loro uso dovrá essere esplicitamente motivato nelle autorizzazioni alle indagini. Critico il presidente dell’Anm Eugenio Albamonte, che critica i nuovi limiti nell´utilizzo circoscritto dei trojan ad uno specifico luogo geografico. Ma il decreto legislativo rappresenta davvero un passo indietro? Per chiarire la questione è necessario analizzare il decreto ed il suo scopo cosí come i rischi che derivano dall’uso dei trojan da parte delle istituzioni statali.

  • Il trojan come strumento di indagine

Con la legge 23. n. 103  del giugno 2017 il trojan, ossia il cosidetto captatore informatico, è stato equiparato alle intercettazioni diventando cosí finalmente uno strumento di indagine a tutti gli effetti. La legge rispondeva all’appello di numerosi studiosi di dover codificare l’utilizzo dei trojan dopo la sentenza Scurato, una vicenda nella quale fu utilizzato un captatore informatico nelle indagini per un reato di mafia.
Viene considerato un trojan un malware capace di captare e registrare i dati di una persona attraverso l’installazione di un (malicious) software asua insaputa. Nel caso delle indagini questi dati possono essere dei documenti, delle foto o delle email presenti sul PC, smartphone o tablet della persona indagata.

Cosa prevede il decreto legislativo e qual’è il suo scopo

Illustrando contenuti del decreto, il ministro della giustizia Orlando, ha spiegato come il suo scopo sia quello di imporre una “serie di vincoli che non riducono la capacità di indagine ma riducono il rischio della fuga di notizie quando le notizie non siano penalmente rilevanti” ed una “maggiore responsabilizzazione che deriva dalla riforma per chi gestisce le informazioni”. Lo scopo della legge deve essere tenuto in mente anche riguardo all´utilizzo dei trojan, essendo degli strumenti in grado di collezionare un numero enorme di dati che possono certamante essere rilevanti alle indagini, ma anche molto rilevanti. Le legge non vuole ridurre le capacitá di indagine. Infatti l´utilizzo dei trojan viene solamente limitato alle indagini più gravi, ma di certo non escluso. Inoltre, come spiegato del ministro Orlando, il decreto legislativo pone una maggiore responsabilitá nelle mani di chi gestisce le informazioni raccolte, in questo caso dal trojan.

Perché l´uso dei trojan deve essere circostritto ai reati piú gravi

I trojan rappresentano uno strumento di indagine estremamente utile, ma anche rischioso per via del loro complicato utilizzo, la gestione dei dati ed il loro sviluppo. L´uso del captatore informatico deve essere gestito da esperti che siano in grado di gestire i dati in modo sicuro, salvarli nelle modalitá previste e capaci di installarli (e disinstallarli. Deve poi essere assicurato che i trojan utilizzati derivino da risorse qualificate, quindi che i dati raccolti non finiscano in mano a persone sbagliate o che si ritorcino contro gli stessi magistrati. Questi rischi devono essere presi in considerazione ed è dunque auspicabile un utilizzo dei trojan misurato. Le critiche dell´Anm lasciano dunque il tempo che trovano, giacché il trojan potrá comunque essere utilizzato per contrastare i crimini peggiori, lá dove le loro qualitá come strumento di indagini prevalgono sui rischi della loro gestione.

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